Vivere o morire: Virgin vs Blockbuster (e Kodak)

Ve li ricordate i Virgin MegaStore e i Blockbuster?

Entrambi diffusi ovunque nel mondo, con metrature importanti, una notevole ampiezza e profondità di assortimento…prevalentemente Compact Disc in vendita per i Virgin MegaStore e DVD in affitto per Blockbuster.

Bene, entrambi non ci sono più. Per Virgin è stata una scelta, per Blockbuster uno sfacelo.

Nel 2000 la Apple di Steve Jobs “crea” iTunes (investendo su una base pre-esistente); l’iPod è di ottobre 2001.
Sempre nel 2000 la piccola Netflix (che allora affittava DVD spediti per posta tradizionale) bussa alla porta di Blockbuster per chiedere se il colosso dell’affitto volesse investire od acquistare Netflix…Blockbuster rifiuta.

Nel frattempo si è concretizzata la separazione fra l’informazione (la musica o il film) ed il supporto (il dischetto fisico con la relativa confezione). Lo stesso ovviamente è avvenuto per i libri.
Ora le informazioni viaggiano “in Rete, e il vecchio supporto è sostituito da un opportuno device hardware.

Nei primi anni 2000 era quindi chiara la futura “mal parata” dell’industria dei supporti musical e cinematografici (CD e DVD). Virgin ha attuato un piano di chiusure programmate dei propri store nel mondo, e ha progressivamente investito su webradio, multimedia, streaming di audio e video; Blockbuster ha definito la nascente tecnologia come “una nicchia molto piccola” (il CEO di Blockbuster nel 2000)…una nicchia così piccola da far implodere Blockbuster nel 2011 e permettere a Netflix di fatturare circa 6 miliardi di dollari quest’anno.

Virgin ha scelto di cambiare e vivere, Blockbuster ha scelto di fermarsi e morire.

Se Blockbuster ha scelto di fermarsi e morire, Kodak invece ha scelto di uccidersi deliberatamente.
Nel 1975 un ingegnere Kodak inventa e costruisce la prima fotocamera digitale e la tecnologia viene brevettata. Questo bravo ingegnere si presenta al proprio superiore che fa fare uno studio: entro il 2000 sarebbe iniziato il dominio delle fotocamere digitali. L’ingegnere e il suo superiore arrivano davanti alla suprema dirigenza di allora (siamo a inizio anni ’80), e il verdetto è senza via di uscita: “facciamo miliardi di dollari di profitto ogni anno con i rullini, siamo leader mondiali, impensabile investire sulla fotografia digitale e favorire così il nostro declino…sarebbe da pazzi“.

I brevetti Kodak sono scaduti nel 2007, i ragazzini non sanno neanche com’è fatto un rullino, i fotografi professionisti hanno strumenti digitali prima inimmaginabili…i rullini vanno forse bene per una serata “vintage”.

Dopo 128 anni di storia e quasi un secolo di dominio mondiale, nel 2012 Kodak apre la procedura fallimentare.

E veniamo “a noi”.
Nella distribuzione di arredamento, quali cambiamenti sta portando la rivoluzione digitale?
Quali saranno le aziende che decideranno di cambiare e vivere, e quali invece decideranno di fermarsi e morire?

Certo, un conto è la digitalizzazione dell’informazione, un conto sono mobili e arredo, che sono quanto di più fisico ci possa essere; ma questo non cambia la sostanza, solo sposta in avanti nel tempo l’anno “di rottura“, che è stato il 2000 per l’informazione (o per altri settori come, per esempio, la moda) e invece potrebbe essere il 2020 (o magari quest’anno) per beni altamente customizzati come l’arredo d’alta gamma.
In fondo la distribuzione di beni fisici si compone di processi informativi, transattivi e logistici: ebbene, se togliamo la movimentazione fisica del bene (che per l’arredo non può essere virtualizzata), ecco che i processi logistici presuppongono comunque la profonda rilevanza dei flussi di informazioni, i processi transattivi contengono a loro volta flussi di denaro e di informazioni, e i processi informativi…beh, corriamo il rischio di ripeterci
Quindi vediamo come anche nell’ambito della distribuzione di arredamento, incredibilmente ha più peso “l’informazione” che non la mera movimentazione degli arredi…del resto se Yoox / Net-a-Porter Group ha un giro d’affari di 1,3 miliardi di euro, dobbiamo ancora discutere se è possibile o meno vendere online beni di lusso e portare così in modo più efficace ed efficiente il “made in Italy” nel mondo?

Cosa ne pensate?