Intervista su MySolution Post:

Attraverso l’attivissimo Andrea Arrigo Panato (titolare di un rinomato studio commercialista a Milano), sono entrato in contatto con MySolution Post, una testata online che si rivolge proprio ai commercialisti tenendoli informati su ogni tematica a riguardo di fisco e società, lavoro, impresa, organizzazione dello studio, tecnologia, economia.

Ecco l’intervista da parte del giornalista Luigi Piscitelli, che ringrazio per l’attenzione, ed anche per l’opera certosina prestata per riassumere efficacemente più di un’ora di mie “visioni” sul settore arredo…devo infatti confessare che l’espressione “ho vinto la scommessa” non rientra nel mio modo di vedere il business, ma è appunto riassunto efficace!

Diotti (Area D.): “Ho puntato sulla multicanalità e ho vinto la scommessa”

La storia di Andrea Diotti, imprenditore brianzolo attivo nel settore dell’arredamento, ha inizio con una (pacifica) “ribellione”: quella verso l’azienda di famiglia, nella quale ha mosso i suoi primi passi, ma da cui si è ben presto allontanato (pur rimanendone socio) per seguire il suo spirito “rivoluzionario”, che lo avrebbe guidato verso nuovi e innovativi progetti. Nasce così nel 2008 Area D., il primo embrione di quella che oggi è divenuta una delle realtà più dinamiche in un mercato tradizionale come quello dell’arredamento.

Affrancarsi dall’azienda di famiglia però non è stata una decisione semplice, come ci racconta lo stesso Diotti, anche se oggi i risultati ottenuti dalla sua creatura gli stanno dando pienamente ragione.

Diotti, la sua è un’azienda molto particolare che presenta diverse anime al suo interno. Ce le può descrivere?

La nostra specializzazione è in quella che oggi viene definita multicanalità, vale a dire una forte integrazione tra web e retail. All’interno dell’azienda convivono poi tre diverse linee di business che corrono parallele. Innanzitutto ArredaClick, che rappresenta il nostro portale on line di vendita di mobili multimarca. In secondo luogo ArredaSystem, attraverso il quale forniamo ai nostri clienti produttori le infrastrutture informatiche – come per esempio la gestione delle transazioni –per l’ecommerce sui propri siti internet. Infine HomePlaneur, il nostro brand di arredamento lanciato a dicembre 2015 che commercializziamo sempre via web, anche se nei prossimi mesi apriremo le porta di un innovativo showroom nella nostra sede di Lentate, che abbiamo definito “digital showroom”: inizialmente sarà uno spazio espositivo di 250 mq che successivamente diventeranno 400, all’interno del quale saranno implementate modalità espositive e di interazione con il cliente innovative. Un modello che nel prossimo futuro vorremmo esportare anche all’estero.

Un’azienda quindi proiettata verso il futuro pur operando in un settore tradizionale. Cosa le stava stretto dell’azienda di famiglia?

Avevo una certa insofferenza verso la distribuzione tradizionale, che mi sembrava un concetto ormai inadeguato rispetto alla modernità. Questo mi ha spinto a tentare una strada diversa. Di fatto non c’è stato un vero e proprio passaggio generazionale quindi, perché ho fondato una nuova società, anche se, inevitabilmente, soprattutto durante i primi anni di attività, sono rimasti sotto l’ala protettrice dell’azienda di famiglia. Anche certi concetti, quali posso essere gli aspetti tecnici o la distribuzione, li ho appresi seguendo le orme del passato. Oggi, però, siamo un’azienda completamente indipendente e dai due fondatori iniziali siamo arrivati a un organico composto da 35 persone.

Non sarebbe stato più semplice cercare di innovare l’azienda dall’interno anziché crearne una nuova?

Cambiare dall’interno a volte non è possibile. Una lettura della cosa che ho dato ex post è che nessuno ama il cambiamento e innovare la distribuzione dall’interno non sarebbe stato possibile. Il mio auspicio è sempre stato quello di essere visti come un esempio di unicità, di innovazione. Per questo motivo abbiamo intrapreso la via della multicanalità. Una nuova distribuzione evoluta, plasmata su quella che era la mia idea. Ancora oggi, però, nonostante i risultati, quando parlo di progetti futuribili a cui sto pensando vengo visto da alcuni “conservatori” quasi come un visionario.

Eppure anche nell’arredamento l’innovazione rappresenta un aspetto molto importante.

Pensiamo per esempio all’intelligenza artificiale applicata al front end. Oppure ancora alla realtà aumentata che oggi è una delle nuove frontiere verso cui si sta muovendo l’interior design, perché permette di far vivere al cliente un’esperienza più emozionale. Questa non è fantascienza, ma realtà. Eppure spesso mi viene ancora consigliato di pensare a cose più concrete, anche se io considero tutto questo estremamente concreto.

Tanto più che l’innovazione rappresenta anche un vantaggio competitivo.

Ai miei collaboratori dico spesso che se fosse stato facile ci avrebbe già pensato qualcun altro al posto nostro. Ma se nessuno lo ha ancora fatto significa anche che esiste una grossa opportunità. Certo, in Italia è più difficile fare innovazione e per una piccola azienda come la nostra rappresenta anche un costo elevato, ma nel lungo periodo fornisce senza dubbio un vantaggio competitivo, perché significa essere più appetibili e vincenti rispetto alla concorrenza.

Oggi va molto di moda nel mondo imprenditoriale parlare di start up. Ritiene che la sua azienda possa essere definita tale?

Io credo siano soprattutto etichette. Per esempio a noi è stato detto che esistendo da più di cinque anni non possiamo più essere definiti start up. In realtà ciò che conta realmente è l’approccio mentale: esistono start up che non hanno inventato nulla di nuovo e aziende storiche che invece fanno continuamente innovazione. Ciò che serve realmente sono una visione imprenditoriale e una cultura aziendale fondate sulla filosofia del “never ending beta”, che sappiano coniugare umiltà, orgoglio e desiderio di eccellenza.

Se l’innovazione quindi rappresenta un elemento fondamentale, anche il legame con il territorio può essere un fattore decisivo. Quanto conta per la sua azienda?

Noi nasciamo all’interno del distretto industriale brianzolo, ma abbiamo ottimi rapporti anche con quello del Triveneto e con quello marchigiano. Oggi la tecnologia ha in parte sminuito l’importanza della location, anche se pensando al tessuto produttivo, a tutti i servizi che ruotano attorno al distretto come per esempio i corrieri specializzati, al bacino di utenza e di risorse umane a disposizione è chiaro che rimane ancora un fattore rilevante.

Tanta innovazione, un pizzico di legame con il territorio, ed export “abbondante”. È questa allora la ricetta vincente?

Ritengo di sì. Attualmente circa la metà del nostro fatturato proviene dalle esportazioni, soprattutto all’interno dell’Unione europea, mentre l’extra Ue rappresenta circa il 4% del giro d’affari complessivo. Se penso al futuro della nostra azienda credo che il modello ArredaClick non sia scalabile a livello globale, per motivi che riguardano essenzialmente la logistica, il front end e gli aspetti legali, mentre ci sono ampi margini di crescita sia per ArredaSystem che per HomePlaneur.

Intervista di Luigi Piscitelli, pubblicata il 26 maggio 2016 sul quotidiano online MySolution Post www.mysolutionpost.it