"Asfissia da monossido", nel business

Lo so, è una metafora forte (e non me ne voglia chi dovesse leggere questo post avendo conosciuto qualcuno che sia poi stato vittima del monossido di carbonio).
Eppure, è proprio quello che ho pensato l’altra sera guardando a modelli di business “nuovi” sullo sfondo di un paese ed un settore “vecchi“.

Il paese Italia da una parte, e il settore arredamento dall’altra,…“tutto è  pieno zeppo di monossido”.
In Italia il peso della burocrazia, la tassazione opprimente, la formazione universitaria e scolastica inadeguate, nel settore arredamento la mentalità retrograda di buona parte del settore, la miopia di certe “prime generazioni” e la superbia di altre “seconde generazioni“, la tipica frammentazione settoriale…tutto concorre a frenare l’evoluzione, a castrare il risultato di chi punta al cambiamento positivo e a disincentivarne gli sforzi.

Inizia ad avvelenarti, e inizialmente non te ne accorgi, non te ne accorgi e muori.

Ci si abitua a compilare moduli inutili (od ancora più inutili indagini Istat con obbligo di risposta).
Ci si rassegna alla creatività ed inventiva della Guardia di Finanza (solo sperando di non capitarci di mezzo).
Ci si abitua alla possibilità che un laureato non sappia fare nulla (e magari abbia anche qualche problemino sul linguaggio e sul calcolo di base).

Ci si rassegna al pensiero che un po’ alla volta sempre più produttori e rivenditori chiudano (senza però voler ammettere che è tutta la filiera a dover essere ricostruita).
Ci si siede sul pensiero “…ma io ho lavorato così per 30 anni, ti pare che devo cambiare?“, oppure sul “sono ricco, sono figlio di mio papà, ti pare che mi devo sacrificare?“.
Ci si arrocca nel proprio individualismo da piccola impresa di provincia (anche se magari si spediscono mobili in 40 paesi o si fa “la fiera in Russia“).

e così è una catena: lo Stato si impegna per “asfissiare” imprese e cittadini, i cittadini (che in fondo sono “clienti”) sentono di dover “asfissiare” le imprese di distribuzione, le imprese di distribuzione fanno lo stesso con le imprese di produzione, e viceversa.
Un problema per tutta l’Europa, un problema ancor più grande in Italia, un problema gigantesco nel settore arredamento.

Che fare quindi?
Il monossido ti uccide se non te ne accorgi: se te ne accorgi “scappi fuori” e vivi.

L’abbiamo fatto nel 2008 “uscendo” dalla distribuzione tradizionale ed “entrando” nella distribuzione online, ma la distribuzione tradizionale sta affondando, vuole portare con sè la distribuzione online, e trova anche dei produttori compiacenti che lo permettono…in modo da affondare tutti e tre insieme, “che bello”!
L’abbiamo fatto di nuovo nel 2014 “entrando” nella distribuzione multicanale, lavorando per integrare Web e Retail, ma spesso emergono cose come “però che fatica questi cambiamenti, bisogna vedere, ragionare, non so…forse in futuro, devo fare qualche ipotesi…devo chiedere all’Oracolo…”.

Lo faremo di nuovo, il sottoscritto ed Area D. non staranno fermi ad aspettare.
Rimarremo in Italia e rimarremo nel settore arredamento…è qui e in questo settore che siamo “unici”.
Il 2015 per Area D. è andato bene, il 2016 è partito anche meglio concretizzando diversi investimenti degli anni precedenti.

Ora però le incognite sono molte, l’Italia, la Brexit, la concorrenza (troppo spesso “sleale“), la mentalità settoriale…
Siamo un’azienda unica, con un team ed un know-how unici, procederemo quindi con una nuova strategia, “semplice” in termini di definizione, “complessa” in termini di tecnologie impiegate, “internazionale” in termini di mercati, “focalizzata” in termini settoriali…

Per dirla semplicemente, una strategia digitale; e guarderemo “da fuori” quelli che non se ne sono accorti.

 

Anche tu pensi che una precisa strategia digitale sia necessaria per far fronte al tuo scenario competitivo?
Perchè?
Ogni commento è apprezzato.